Endodonzia chirurgica

Cosa s’intende per Endodonzia Chirurgica

L’ Endodonzia Chirurgica rappresenta l’intervento di elezione da eseguire per il trattamento delle lesioni di origine endodontica (granulomi o cisti) che non rispondono alla terapia endodontica convenzionale o che non possono essere trattate con la terapia endodontica tradizionale attraverso la corona del dente. Lo scopo dell’Endodonzia Chirurgica è pertanto quello di ottenere la detersione, la sagomatura e l’otturazione tridimensionale della porzione apicale del canale radicolare quando questa non è trattabile attraverso la cavità d’accesso fatta nella corona dentale, ma è raggiungibile solo attraverso un lembo chirurgico. L’intervento viene eseguito interamente con l’aiuto del microscopio operatorio ed ha una elevatissima percentuale di successo a lungo termine (Fig. 10).

Cosa provoca la formazione del granuloma e della cisti

La causa che porta alla formazione del granuloma e della cisti è costituita dai prodotti tossici dei batteri che colonizzano il canale della radice prima occupato dalla polpa dentale e che fuoriescono (essi in fase cronica e i batteri stessi nella fase acuta) attraverso le vie di comunicazione esistenti tra canale radicolare e tessuti circostanti.
Per ottenere la guarigione del granuloma e della cisti basta quindi curare in modo corretto la radice rimuovendo i batteri e i residui della polpa dentale ormai andati in necrosi e otturare il canale con un materiale inerte capace di sigillare tutte le vie di comunicazione esistenti nella radice, sia apicali che laterali. La guarigione porta alla scomparsa dell’area scura di radiotrasparenza visibile in radiografia ed avviene solitamente nell’arco di 6-12 mesi, indipendentemente dalle dimensioni della lesione.

Quando è indicato l’intervento chirurgico

L’unica vera indicazione all’intervento di Endodonzia Chirurgica è rappresentata dalla presenza di un ostacolo che impedisce di sondare e quindi di preparare e poi otturare i canali con approccio tradizionale. Tale ostacolo può essere rappresentato dalla presenza di un perno (anche se oggi esistono strumenti con i quali anche grossi perni metallici possono essere rimossi in tutta sicurezza), da calcificazioni, da vecchi materiali da otturazione canalare non rimovibili etc. In altri casi, nel corso della precedente terapia endodontica non andata a buon fine l’originale anatomia endodontica è stata talmente alterata da rendere vano ogni tentativo di recupero con approccio tradizionale.
In tutti questi casi si preferisce sollevare un lembo chirurgico e curare l’apice radicolare con approccio retrogrado, ponendo cioè un sigillo per via retrograda visto che l’accesso ortogrado era per qualche motivo impedito. La conservazione di un elemento dentale che può essere curato con tale metodica rappresenta per il paziente un indubbio vantaggio dal punto di vista biologico. Inoltre, in una sola seduta il paziente risolve il problema dentale senza doversi sottoporre a cure lunghe e onerose, quali l’esecuzione di un lavoro protesico, il classico ponte, per sostituire un elemento dentario estratto, o l’impianto.

Quanto dura l’intervento

L’intervento viene eseguito ambulatorialmente in anestesia locale; è indolore e di durata variabile a seconda dei casi più o meno complessi. Può essere eseguito non solo sui denti frontali (incisivi e canini), come comunemente si crede, ma anche a livello dei molari, sia superiori che inferiori. L’unico limite è rappresentato dalla retraibilità della guancia che pertanto condiziona la facilità di accesso chirurgico. L’intervento infatti viene eseguito con il paziente che sta a denti stretti mentre l’operatore divarica labbra e guance. Una bocca “larga” ovviamente facilita in raggiungimento dei denti posteriori.

Quali sono le fasi dell’intervento

L’intervento consta nella somministrazione dell’anestetico locale, dopo di che si esegue l’incisione della gengiva per mettere a nudo l’osso e reperire il dente da trattare. A questo punto si elimina la porzione più apicale della radice (in genere circa 3 mm), si preparano 3 millimetri apicali del canale con le apposite punte da ultrasuoni e si posiziona il materiale da otturazione: il sigillo retrogrado. Oggi disponiamo di materiali biocompatibili che garantiscono percentuali di guarigione più elevate rispetto a quello che si otteneva anni fa. Se la lesione era sostenuta da batteri presenti in un canale laterale, ovviamente si esegue la preparazione e l’otturazione retrograda del canale laterale (Figg. 11, 12).

Come si controlla la riuscita dell’intervento

Tutte le terapie endodontiche, sia quello eseguite con approccio tradizionale attraverso la corona dentale, sia quelle eseguite per via chirurgica, devono essere ricontrollate regolarmente ad intervalli di sei mesi per almeno due anni. Se l’intervento ha avuto buon esito, dopo circa 6-12 mesi al controllo radiografico l’area di radiotrasparenza deve essere completamente scomparsa. Il dente che ha subito un intervento di apicectomia, se correttamente ricostruito dal punto di vista conservativo o protesico, può a tutti gli effetti avere una prognosi a distanza simile a quella degli altri denti dell’arcata.

Quali sono le sequele postoperatorie

I disturbi post-operatori che il paziente può accusare sono inferiori a quelli che si verificano in seguito all’estrazione di un elemento dentale. L’eventuale dolore e gonfiore possono essere combattuti dall’assunzione di farmaci antidolorifici ed antiedemigeni. Nell’arco di tempo di 2-3 giorni la sintomatologia si risolve completamente e spesso, in occasione della rimozione della sutura (che si esegue dopo 24-48 ore) i pazienti raccontano di non aver fatto alcun uso di farmaci antidolorifici.

Quando il paziente può ritornare al lavoro

Il paziente può ritornare alla propria attività lavorativa, se non impegnativa dal punto di vista fisico, dopo 4-5 ore dall’intervento. Un giorno di riposo può essere consigliato a seconda del tipo di intervento eseguito.
Si dovrà solo fare attenzione a non fare sforzi fisici, evitare tutte le manovre che comportino un aumento del flusso sanguigno alla testa ed esposizioni al sole (in estate) e assumere una dieta non troppo calda e non troppo impegnativa per la masticazione.